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martedì, 10 novembre 2009

L'ultima cosa

Ieri abbiamo addormentato Bruce (no, nella foto, che è di qualche giorno fa, dorme davvero, non in quel senso).


1 303

Avevo indosso la tuta preferita dei nostri pisoli abbracciati sul divano e la maglietta nuova "This is how I roll" (son quelle cose che volgio ricordarmi).




Oggi ho finito la matita vecchia di un secolo e ho iniziato un nuovo Kajal, che nemmeno con tutte le lacrime dei racconti di ieri se ne è andato.




Ieri ho riempito gli Ugg di suoi peli, ronzandogli intorno per tutto il suo ultimo pomeriggio, e ho sporcato le galosce di fango, dato che pioveva e sembravamo in una scena di Frankenstein Jr (sempre irriverenti noi due, come quando al funerale della nonna, davanti alla fossa aperta, ci davamo di gomito e immaginavamo scene alla Fantozzi con la mamma che si buttava in lacrime sulla bara appena calata... senza parole, che pessimo gusto, LOL).




Oggi ho lavato le galosce, togliendo il fango, ma mi son ben guardata dal pulire gli Ugg, così li conservo pieni di peli canini per un po' (trash e anche fetish).




Ieri abbiamo aperto insieme una cioccolata Lindt al latte, e ne abbiamo mangiato un quadretto a testa. La cioccolata è veleno per i cani (anche le mele, fyi), ma come "ultima sigaretta" mi è sembrata una bella idea. A quel punto lì non poteva farti male, no?




Oggi l'ho finita tutta, leggendo il post del tuo padrone, ridendo e piangendo insieme, perchè volevo tenere la carta (come quando avevo 15 anni e conservavo i biglietti delle discoteche) come ricordo dell'ultimissima cosa fatta insieme. Non mi andava nemmeno, pensa un po'.




Ieri ho deciso in mezz'ora che era ora di lasciarti andare, dopo che per quasi due anni ti avevamo visto spegnerti pian piano, dopo che per quasi un anno mi ero sentita dire che dovevo abituarmi all'idea, dopo che per quasi un anno mi avevano lasciato il tempo di abituarmi all'idea.




E come scrive Gabriele Romagnoli, alla fine "Nessuno può alzarsi, andare davanti a un dottore, a una porta chiusa, a un corpo" che ormai non fa null'altro che alzarsi e abbassarsi "e dire: "Staccate la spina" senza un mandato. Il mandato glielo può dare soltanto l'amore. Chi pronuncia quella frase compie un estremo atto d'amore... si stacca la spina per amore, per liberare qualcuno dal dolore e prenderlo su di sé, per passare poi molto del tempo che resta a punirsi..."






Un amore fatto di passeggiate, serate davanti alla tv, notti di 14 anni fa passate tenendoti in braccio in lavanderia, nel tuo nuovo letto, dove sentivi la mancanza della tua mamma e dei tuoi fratelli, ore dal veterinario a tenerti buono perchè ti scatenavi come un cavallo imbizzarrito, su quei tavoli. Un amore fatto di no detti ad inviti e serate fuori perchè era più bello stare con te a russare sul divano. Un amore fatto di occhi languidi, di te che scali il letto per venire a dormire sul morbido, di te che sali sul tavolo quando nessuno ti controlla, di te che ti impossessi del divano, di bagni che non ti piacevano, di "capelli" phonati per non farti prendere freddo, di coperte di pile comprate apposta per te, di corse abusive nel campo da calcio, di prenderti in braccio alla fine della via perchè ti stancavi e non volevi più camminare, di camicette mangiate, di reggiseni la Perla mangiati, di vomitini, di regali a Natale, di matrimoni lasciati lì per venire da te a darti la pappa, di pause pranzo passate al parco a farti passeggiare, di foto stupide, di pomeriggi estivi in giardino a fare l'elioterapia, di giochi con la scopa, di te che atterri un bambino di 3 anni per giocarci, di te che lecchi la faccia alla Matilde, di te che ringhi giocando con gli stracci.






Un amore fatto di premiusss, lappiss, pissing, abbaiusss, tutto un linguaggio inventato per te e su di te.





typed at novembre 10, 2009 21:15, commenti (6)


martedì, 10 novembre 2009

Ciao Bruce

Farewell, Bruce


cidindon.wordpress.com

Ero già nel letto, sai. Solo che era strano. Non c’era alcun rumore. Mi sembrava una stanza nuova, una casa diversa. Non c’era il ticchettio delle unghione sulle piastrelle, non c’erano rumori attutiti del tuo nasone a spalancare le porte, non c’era il respirone pesante e ritmico, non c’erano le zampone che grattavano il cuscino, non c’era il rumore della ciotola che vagava per le stanze al seguito del tuo musone,  non c’era la tua presenza lunga quattordici anni.

Allora sono venuto qua a scrivere il post che non volevo scrivere, perchè ho sempre creduto che certi post (figurarsi un post sulla dipartita di un cane) siano orrendamente melensi, zuccherosi, troppo, ovviamente, personali, retorici e superficiali di sentimentalismo da quattro soldi. Però se non lo scrivo mi sa che non dormo. Son venuto a scrivere quello che avrei voluto dirti oggi se tu fossi stato tipo il cane di “Up“.

Ecco, la conversazione, se tu fossi stato il cane di “Up“, quello che “...ma parla!!“, anzichè essere soltanto il mio cane del millennio diventato super vecchio, sordo totale e cieco come una talpa, sarebbe stata così:

“Oh Bruce, brutto schifoso allora te ne vai oggi eh…”


“Eh già me ne vado ma ci sta, sai. Cazzo, non sto in piedi. Non è più tempo di passeggiate, mio caro”

“Ne abbiam fatte eh…”


“Sempre meno del dovuto, brutto schifoso pigro poltrone.”

“Cosa dici, maiale bavoso? Quella volta che ci inerpicammo per la riva della collina perchè avevi annusato un fagiano morto che se non arrivavo te lo saresti divorato?”


“Ah, sì. Và che era anche buonino il fagianusso…E quella volta che camminammo così tanto a due gradi sottozero che non ce la facevamo più e pensavi potessimo schiattare assiderati?”

“Eh va bè, Bruce, troppe gag. Semmai ricordi quella volta che hai scoreggiato mentre salivi sul divano e c’eravamo noi, sfasciati di erba sull’altro divano che ci siamo schiantati dalle risate che non smettevamo più?”


“Sì, ma infatti. Eravate troppo suonati, era solo una scoreggina, però sì, si rideva.”

“Quando sono arrivato a casa quel giorno che piangevo perchè la tipa mi aveva lasciato? Che tu mi arrivasti addosso e cominciasti a leccarmi?”


“Chiaro, eri orrendo e io volevo andare a spasso”

“Infatti dopo andammo no?”


“Sì e si stabilì che quella ragazza non avrebbe più ricevuto tue notizie”

“Infatti.”


“L”hai poi chiamata dopo che non ricordo, sai, l’età…”

“No, giuro, non l’ho chiamata. Semmai ricordi quel pomeriggio della grigliata che ti eri messo a pompare le gambe del Dend che non ti staccavi più oppure quella sera che ti sei messo a leccare le gambe di quella tipa che si era troppo imbarazzata perchè sembravi te la volessi fare…”

“Ero troppo fico, e poi il tuo amico aveva un odore di cagnusso meraviglioso addosso e la tipa aveva un sapore di cocco che..mmhhh…lascia stare và, guarda qua come son ridotto…”

“Lo so. Dopo l’operazione sei un po’ cambiato, sei invecchiato, ma è la natura, lo sai bene te..”


“Già. Bè, ascolta, arriva il veterinario che io non ce la faccio più eh. Son stanco, non mi reggo in piedi e sono un peso.”

“Lo sai che sei sempre stato pesante con quelle zampone pesanti, il fiato pesantissimo, il culo pesante, la testa testona, il naso impiccione, l’abbaio potentissimo, gli occhi noiosi di finta bontà che ci convincevi a darti mille premi e centinaia di carezze, puzzone maiale…”

“Ma come mi hai voluto bene eh…”

“Tès, non ci provare. Lo sai che sei il cane del millennio e che mi mancheranno le tue marcionate, sveglie notturne, bava e peli ovunque inclusi. Adesso arriva il veterinario che poi mi commuovo…”

“E dai. Bene. Oh, grazie eh.”

“Oh, è stato un piacere. Ciao eh.”


“Ciao.”


••••


Anche io ieri sera sono andata a letto e mi sono accorta subito del silenzio (io però ho passato un'ora buona a piangere, mentre mio fratello scriveva il bellissimo post sopra riportato). Da mesi il mio ingresso nel letto coincideva con la pappa serale di Bruce, ed era accompagnato dal rumore della ciotola che vagava per la stanza, spinta dalla foga mangiatoria del cane più famelico del mondo.E ieri pomeriggio abbiamo sentito subito il vuoto, il vuoto vero, che si era creato dove lui ha stazionato per anni. Tolte le sue cose dal corridoio, sono rimasti il vuoto e l'eco.





Bruce per me è sempre stato il mio rifugio. Ogni volta che qualcosa andava male, ogni volta che succedeva qualcosa, avevo bruce. Tornavo a casa. Dovevo tornare a casa da lui. La scusa è sempre stata "devo andare da Bruce", come se lui avesse avuto bisogno della mia presenza, ma in realtà ero io  ad avere  bisogno di lui, di sapere che c'era qualcuno a cui servivo (anche solo per pulirgli gli occhi). Le mille sere in cui tornando a casa da serate noiose, tristi, deludenti la prima cosa che facevo era andare da lui (rompendogli le palle nel sonno...) a fargli una carezza, a raccontargli, a guardarlo.

Le volte, in estate, in cui partivo con la macchina e, appena fuori dal cancello, alzavo la testa e lui era sul balcone a guardare e uggiolare, e allora tornavo indietro.

Le mille gag.


Quando saliva sul tavolo da pranzo lasciato incustodito e divorava qualunque cosa (etti di prosciutto crudo, 86 tortelloni di zucca, etti di grana grattugiato).


Quando ci chiamavano al telefono perchè Bruce era in piazza, o davanti al cancello del suo amico in fondo alla via.

Il primo capodanno insieme, a 4 mesi, quando gli facemmo assaggiare lo champagne (lo lasciò lì a sgasare, ma al mattino era sparito) (by the way, l'anno scorso abbiamo passato capodanno insieme, lui a dormire come un ghiro sul suo lettino, io a guardare boiate alla tv, proprio come 14 anni fa. Per fortuna).


Le dormite epocali che ci facevamo sul divano quando tornavo dalla paletra e lui mi saliva sulla schiena.

Quando scoprì che poteva impunemente salire sul mio letto per dormire e piano piano si conquistò talmente tanto spazio che una mattina me lo trovai con il muso sul cuscino di fianco al mio.


Le estati a prendere il sole in giardino.


Le cacce forsennate ad odori che ovviamente sentiva solo lui.


Quando qualche ragazzo si presentava a casa e doveva subire le sue avances e il suo sguardo fisso sul divano (un ottimo radar per le teste di cazzo, Bruce. Chi non lo voleva vicino veniva mandato a quel paese in 2 minuti netti. C'è da dire che nonostante l'odorama piaceva quasi a tutti...)

Le cene a cui voleva partecipare e si infilava sotto il tavolo e sopra le sedie appena qualcuno faceva l'errore di alzarsi.


La compagnia. La compagnia che mi ha fatto, in momenti davvero brutti, in cui non volevo assolutamente nessuno e lui era lì.


E ieri pomeriggio io, quella che diceva sempre "No, ma dai, non soffre, aspettiamo" l'ho visto cercare di alzarsi, non riuscire a fare forza sulle zampine, cadere, e mi sono detta che era troppo. Che aveva ragione mio fratello, che un cane così bravo non si meritava di condurre questa parvenza di vita, senza più passeggiate, senza più gag, senza più succulenti premi per la sua panciona.


E allora gli ho dato un cioccolatino poco prima che arrivasse il veterinario, gli abbiamo fatto un milione di ultime carezze e gli abbiamo fatto compagnia per l'ultima volta, come lui l'ha sempre fatta a noi. Adesso dorme con le sue coperte puzzone.


Ciao Bruce.

typed at novembre 10, 2009 10:09, commenti (7)


sabato, 24 ottobre 2009

Io non sono una donna banale.

Non vado dalla parrucchiera ogni settimana per la piega.

Non ho niente di Hello Kitty.

Non passo ore davanti all'armadio dicendo non ho niente.

Non chiedo "Mi vedi ingrassata?", mi giudico da sola.

Ho finalmente superato certe turbe adolescenziali che erano con me fino a poco tempo fa.

Vado al cinema a vedere i film da maschi, gli Alien e gli "spara spara".

Adoro giocare con la Play (di nascosto gioco ancora con il Nintendo Game Boy).

Non me ne frega di avere un uomo con il macchinone.

Eppure poi vedo i miei ex con donne cliché.

Allora volete (vogliono) quello.

Incontrare l'uomo per te mentre sei fuori con il tuo fidanzato e non accorgerti che ti sei imbattuta nell'unico uomo che può tenerti inspiegabilmente testa, che può tenerti inspiegabilmente in scacco, è una bella sfortuna, soprattutto se quell'uomo è assolutamente unavailable e però anni dopo ti ritrovi a parlare di politica, di amore, di famiglia con quell'uomo e non rientra in nessuna categoria, perchè tu gli dai del figlio di buona donna e lui non fa una piega, sa di esserlo e però questa cosa ti lascia senza schemi, senza barriere, senza difesa. Un uomo, l'unico che conosco, che mi chiede di mio padre, e che mi chiede soprattutto come ho gestito la mia vita, l'unico  che, comodamente, dal suo altrove, non si lascia spaventare dalle mie dita puntate e ribatte. Ma, appunto, dal suo altrove. E se il mio essere così dipendente dal giudizio  maschile mi rende ridicola, allora cancello l'affermazione iniziale. Sono banale.

Parlando con una mia amica mi sono sentita rinfacciare l'essermi rimangiata la decisione di rinunciare al lavoro. "Ma io devo prendermi cura di me". E lei ha ribattuto che pensare a me, alla mia dignità, al rispetto che non ho è effettivamente prendermi cura di me. Eppure io parlo di altro, di cose più terra terra e materiali. Prendermi cura di me, le spiego, perchè non c'è nessuno che lo faccia  e non ci sarà nessuno che lo farà.

E lei mi risponde, candida candida: "Un marito, non ci pensi?".

Si scatena il LOL e vado a letto.

typed at ottobre 24, 2009 02:58, commenti (8)


giovedì, 15 ottobre 2009

Coming soon
Io tra un po' mi renderò conto di me stessa, e scriverò un bel pezzo sui mai goduti.



Perchè a volte, nei momenti più impensati (uno di quei momenti single di cui parlavano in Sex and the City, quelle cose che puoi fare solo da sola, tipo guardarsi i pori nello specchio che ingrandisce i difetti come faceva Charlotte) mi illumino d'immenso, come diceva Ungaretti, e mi sovvengono dei collegamenti tra tutte le cose idiote della mia vita.



Solo che adesso ho i capelli bagnati, la porta aperta ed entra il freddo, il cane che vuole la pappa e il gatto che gratta per uscire, quindi it's not quite the time.



Buona notte (and good luck per domani, a me).

typed at ottobre 15, 2009 23:16, commenti (1)


lunedì, 28 settembre 2009

New Classic collection, vol. II
Come dicevo.



Avevo il post di ieri in memoria da un po', ieri mi son decisa a scriverlo, ottimista perchè quest'uomo mi pareva carino e gentile.



Tanto carino e gentile e onesto che si è sentito in dovere di scaricarmi per telefono.







Ops.







Perchè quando dicono "Non sei tu sono io"; non si rendono conto di quello che fanno. Non si rendono conto di quello che fanno al tuo amor proprio, non si rendono conto che quello che senti tu è solo "sei tu, sei tu, sei tu, sei tu":







Se tu che non sei arrivata al momento giusto, sei tu che non sei abbastanza sorridente, alta, bassa, bella, brutta, mora, bionda, riccia, liscia. Sei tu che sei troppo esigente, poco presente. Sei tu che sei troppo indipendente, troppo dipendente. Sei tu che sei sbagliata, mentre le altre vanno sempre bene, perfino una moglie che ha chiesto il divorzio andrà meglio di te.







PS



Gennaio 2009: scaricata per sms



Settembre 2009: scaricata per telefono mentre andavo da sola ai 150 a un concerto cui lui (ovviamente) non era voluto venire.



Cosa ci riserveranno gli ultimi mesi dell'anno?



Non c'è due senza tre.

typed at settembre 28, 2009 08:58, commenti (7)


domenica, 27 settembre 2009

Five fingers*
Ho avuto quattro grandi amori.
Sono tanti.
Sono una ricchezza.
Almeno tre lo sono stati.
Uno è stata una spregevole perdita di tempo.

Il primo è stato l'amore grande, il primo vero, quello che per la prima volta mi ha fatto vivere con gli occhi a cuore.
Ed è lì, nei ricordi.
Ed è un bel ricordo.

Il secondo è nato per caso, senza tanta convinzione, e ha preso una piega inaspettata ma che mi ha fatta crescere. E quando è finito è stato per motivi più grandi di noi (o perlomeno di me) ed è stato un grande dolore.
Ed è ancora lì, nei ricordi, a memento del fatto che la vita è una gran figlia di puttana.

Il terzo è stato una sorpresa, il vero amore a prima vista, il colpo di fulmine che vedi nei film. Come un fulmine, è arrivato, ha colpito e se ne è andato, lasciando macerie che però ho raccolto, sepolto e quasi dimenticato.

Ed anche quella esperienza è lì, nel bagaglio delle cose da tenere, perché devo ammettere che sentirsi portare via il cuore in un minuto netto è stato bello.

Il quarto è stato un disastro, una grande speranza svanita, sprecata forse, buttata via (non da me, devo rimarcare) sicuramente.
Ed è l'unico che non vorrei ricordare, l'unico per cui vorrei il tasto "canc" come sul computer. L'unico di cui mi sia davvero, davvero pentita. Perché come il terzo, mi ha portato via la testa e il cuore, ma mentre quello me li portò su una nuvola di felicità, quest'ultimo me l'ha portata in un turbine di perdizione e disastri da cui ho faticato ad uscire, forse non sono ancora uscita del tutto ed ha lasciato una distruzione e delle cicatrici orrende.

Tutto questo per dire che su una mano ci sono cinque dita per contare le cose importanti, e quattro le ho già usate.

Quindi mi resta solo un dito libero.

* Op. cit. Laurence Malkin, 2005

typed at settembre 27, 2009 15:58, commenti (3)


domenica, 20 settembre 2009

A modest proposal (2)*
Siamo il paese di Berlusconi.

Facciamocene una ragione.

I trentenni di oggi sono cresciuti a pane e biscione.

Solo che c'è chi di quei tempi ricorda Five e il suo "pciu" e Uan, Candy e Lady Oscar (mentre la Rai offriva "solo" Heidy) e chi invece è cresciuto pensando solo alle tette di Tinì Cansino di Drive In e non ha mai capito che il paninaro e il bocconiano erano parodie della Milano da bere di quegli anni e quindi li ha elevati a idoli e modelli.

Comunque.

Siamo figli di quegli anni lì, e non del '68 che tutti hanno ancora sulla bocca.

E se davvero si vuole questo benedetto cambio generazionale, e se davvero si vuole che al gioverno non ci siano più cariatidi, la sinistra dovrebbe farsene una ragione.

Perchè sentirsi dire da un valido e valente esponente del PD che piuttosto che  abbassarsi al livello del PdL "rimango all'opposizione tutta la vita" mi fa cadere le braccia, incazzare e venir voglia di emigrare a Malè, tutto in una volta.

Anche la mia mamma, gran signora, mi ha educata nell'idea del "Non ti curar di loro, tu guarda e passa".

Peccato però che "loro" siano talmente infimi che non riusciranno mai a cogliere l'eventuale superiorità dell'altro e, diciamocelo, qualche palettata di immondizia se la meriterebbero indietro.

Allora la mia modesta proposta non è di  sporcarsi le mani, ma di capire finalmente che l'immagine conta per metà, rispetto ai conteuti, e che il nemico va combattuto nel suo campo.



* Op. cit. Jonathan Swift, 1729

typed at settembre 20, 2009 20:59, commenti (3)


lunedì, 07 settembre 2009

September*
E' decisamente settembre.

Il sole è più basso, il cielo ha un colore diverso. In spiaggia c'è un vento leggermente (...) fastidioso, ci vuole il maglioncino alla sera e la mia pelle non ne può decisamente più di sole ed è secca e si spella.

Soprattutto mi sento irritabile e nervosa (niente di nuovo...), il tutto aggravato dalla fine definitiva del mare e dal conseguente terrore di ritrovarmi sì con le mie sane vecchie buone abitudini, ma anche con quel groppo in gola da "Oddio non ho combinato niente".

37 anni.

Son tanti eh.

Tantissimi.

Festeggiati benissimo grazie a un paio di amichette galline con cui mi son fatta risate, passeggiate e qualche ballo.

Però.

Son 37.

E quando combinerò qualcosa?

I meravigliosi auguri di mia mamma e mio fratello mi fanno venire malinconia e angoscia, perchè sì, c'è tanto bene, ma c'è sempre la sottoscritta dietro, con il mio voler dare qualcosa in cambio di tanto di ricevuto.

Post in progress, il lavoro mi reclama...



* Op. cit. Earth, Wind and Fire, 1978

typed at settembre 07, 2009 17:38, commenti (8)


venerdì, 04 settembre 2009

A modest proposal*
A modest proposal: perchè non riblogghiamo e ritumbleriamo tutti le 10 domande di Repubblica?

Ci querelerà tutti, ma tutti tutti tutti??



Le 10 domandedi Repubblica.




*  1. Quando, signor presidente, ha avuto modo di conoscere Noemi Letizia? Quante volte ha avuto modo d’incontrarla e dove? Ha frequentato e frequenta altre minorenni?



* 2. Qual è la ragione che l’ha costretta a non dire la verità per due mesi fornendo quattro versioni diverse per la conoscenza di Noemi prima di fare due tardive ammissioni?



* 3. Non trova grave, per la democrazia italiana e per la sua leadership, che lei abbia ricompensato con candidature e promesse di responsabilità politiche le ragazze che la chiamano «papi»?



* 4. Lei si è intrattenuto con una prostituta la notte del 4 novembre 2008 e sono decine le “squillo” che, secondo le indagini della magistratura, sono state condotte nelle sue residenze. Sapeva che fossero prostitute? Se non lo sapeva, è in grado di assicurare che quegli incontri non l’abbiano resa vulnerabile, cioè ricattabile – come le registrazioni di Patrizia D’Addario e le foto di Barbara Montereale dimostrano?



* 5. È capitato che “voli di Stato”, senza la sua presenza a bordo, abbiano condotto nelle sue residenze le ospiti delle sue festicciole?



* 6. Può dirsi certo che le sue frequentazioni non abbiamo compromesso gli affari di Stato? Può rassicurare il Paese e i nostri alleati che nessuna donna, sua ospite, abbia oggi in mano armi di ricatto che ridimensionano la sua autonomia politica, interna e internazionale?



* 7. Le sue condotte sono in contraddizione con le sue politiche: lei oggi potrebbe ancora partecipare al Family Day o firmare una legge che punisce il cliente di una prostituta?



* 8. Lei ritiene di potersi ancora candidare alla presidenza della Repubblica? E, se lo esclude, ritiene che una persona che l’opinione comune considera inadatta al Quirinale, possa adempiere alla funzione di presidente del consiglio?



* 9. Lei ha parlato di un «progetto eversivo» che la minaccia. Può garantire di non aver usato né di voler usare intelligence e polizie contro testimoni, magistrati, giornalisti?



* 10. Alla luce di quanto è emerso in questi due mesi, quali sono, signor presidente, le sue condizioni di salute?



*Op. cit. Jonathan Swift, 1729

typed at settembre 04, 2009 20:41, commenti (1)


mercoledì, 02 settembre 2009

Tell me why*
Qualcuno mi sa spiegare perchè gli stronzi hanno sempre successo nella vita?

Sempre.

Sono supponenti, scontrosi, spocchiosi, strronzi, serpenti, eppure saltano sempre fuori come i vincitori.



*Op. cit. Genesis, 1993

typed at settembre 02, 2009 21:46, commenti (9)



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